STORIA DI IQBAL

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STORIA DI IQBAL

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Un libro che mi ha trasmesso particolari significati ed emozioni è “Storia di Iqbal” scritto da un autore italiano, Francesco D’Adamo, che si ispira ad una storia vera. Parla di Iqbal Masih, un ragazzino pakistano http://1.bp.blogspot.com/-Z65OhFM3VFc/TaNurHDQDpI/AAAAAAAAAD4/ieA7mEe1ZJc/s1600/3_iqbal_masih.jpgche era stato venduto dalla sua famiglia ridotta in miseria ad un fabbricante di tappeti per 26 dollari. Ha lavorato per molti padroni diversi e a dodici anni arriva nella fabbrica di Hussain Khan, dove si svolge la storia. Qui Iqbal conosce molti altri bambini come lui, venduti dalle famiglie e costretti a lavorare dall’alba al tramonto, spesso incatenati al telaio; vivono chiusi sempre nello stesso edificio, buio e senza finestre, e se non lavorano abbastanza o fanno qualcosa che al padrone non sta bene vengono puniti duramente. Particolarmente temuta è una fossa che si trova nel cortile esterno, in cui i ragazzini che fanno qualcosa di grave vengono lasciati senza acqua e cibo a soffrire il caldo di giorno e il freddo di notte e ad essere punti da insetti e scorpioni.

Iqbal si fa molti amici, tra i quali Maria, una bambina timidissima, e Fatima, che è la narratrice della storia, racconta la loro vita di tutti i giorni. Iqbal però è diverso dai suoi amici: lui non ha paura, si ribella al padrone e scappa varie volte; all’inizio non ha successo, ma durante una delle sue fughe riesce a far sapere ad un gruppo di persone che si erano radunate intorno a lui le terribili condizioni di sfruttamento in cui vivono diversi bambini. Così il suo padrone viene arrestato e lui e i suoi amici vengono liberati.

Iqbal è poi diventato il simbolo della lotta contro il lavoro minorile e ha partecipato anche a dei convegni in America, per poi tornare nel suo villaggio, dove viene accolto come un eroe. In quel periodo è pieno di progetti: vuole studiare, frequentare l’università, diventare avvocato e aiutare tanti altri bambini come lui, sfruttati nelle piantagioni e nelle fabbriche. Ma il giorno di Pasqua del 1995, a soli tredici anni, viene ucciso con un colpo di pistola; i suoi assassini non sono mai stati trovati, ma si pensa che l’abbia ucciso la cosiddetta “mafia dei tappeti”.

Questo libro mi ha interessato e coinvolto moltissimo, anche perché la situazione descritta riguarda ragazzi della mia età. Una delle cose che mi ha indignato di più, a parte naturalmente le durissime condizioni di vita dei ragazzi, è stato il fatto che i genitori vendono i propri figli. Una simile scelta la trovo una cosa terribile e penso che le famiglie siano estremamente disperate e in condizioni economiche poverissime per ricorrere a vendere i propri figli pur di avere qualche soldo in più.

Un altro problema, purtroppo ancora molto attuale, che emerge è l’analfabetismo. Maria, la più piccola del gruppo, dichiara ai suoi compagni che sa leggere e scrivere grazie all’insegnamento del padre che, prima di finire in miseria, lavorava come maestro in una scuola. Da allora in poi Maria viene incaricata di leggere tutto ciò che Iqbal riporta dalle sue fughe e anche di scrivere un cartello che Iqbal usa per far capire alla gente le loro tragiche condizioni. Attraverso una storia vera ho preso coscienza del fatto che nelle zone più povere della Terra pochissimi bambini vanno a scuola e che lo sfruttamento minorile è una delle cause dell’analfabetismo: infatti se i ragazzi lavorano non possono andare a scuola. Ho poi trovato conferma dei miei pensieri studiando geografia, in particolare i problemi che affliggono le popolazioni dell’Africa e dell’Asia. Penso che tutti dovrebbero leggere questo libro perché denuncia la condizione di milioni di bambini nel mondo, di cui tutti dovrebbero essere a conoscenza. La lettura è scorrevole e questo tema, così importante, viene trattato attraverso la triste storia di alcuni ragazzini che però alla fine vengono liberati e si costruiscono una nuova vita, in completa libertà.

Sofia Sirolli 3ª G

 

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Pietro 01/09/2012 16:25

Questo libro non e il mio tipo di libro ma da come scrivi sembra fantastico se ci sarà la possibilità lo leggerò

Maria 01/06/2012 18:18

Il libro che hai letto è molto bello e significativo, denota sensibilità e rende partecipe il lettore come se vivesse in prima persona quella storia. P.S: ti consiglio un opera simile dal titolo
"La bambina che non esisteva" di Siba Shakib, è molto forte come argomentazione perché tratta della situazione della donna in Afghanistan. Continua a leggere sempre!