INTERVISTA STORICA

Pubblicato il da lecogiornalinoonlinewinckelmann

 

1) Che età aveva quando in Italia c’era il regime fascista e\o durante la Seconda Guerra Mondiale?

“Sono nata nel 1933, in pieno regime di Mussolini e al terminare della guerra avevo dodici anni; per cui ho vissuto la mia infanzia nel periodo del fascismo.”

2) Che lavoro faceva la famiglia o i genitori?

“Mio padre era impiegato al comune di Roma ma non era iscritto al partito fascista (PNF), come invece era obbligatorio fare per tutti coloro che lavoravano agli uffici pubblici. Mi ricordo che un giorno ho sentito i miei genitori discutere e, preoccupata, ne chiesi il motivo.

Mio padre mi avvertì del rischio di perdere il lavoro nel caso non si fosse iscritto al PNF. In seguito alle minacce di licenziamento mio padre, molto credente, andò a consultare un sacerdote il quale gli ricordò delle sue responsabilità familiari e gli consigliò di aderire al partito fascista, pur mantenendo la sua fede contro il regime. Mia madre era una casalinga che si prendeva cura della casa e della famiglia.”

3) Dove vivevate?

“Vivevamo in un appartamento di tre stanze a Roma, in zona Prati.”

4) Che ricordi ha di quel periodo?

“Ho vissuto una fanciullezza felice e tranquilla nonostante la mia famiglia sentisse la crisi e le problematiche di quel periodo. Ricordo che ogni sabato, tutti i cittadini, compresi i bambini e le persone anziane, dovevano sfilare al Foro Mussolini, indossando delle divise differenti a seconda dell’età che si aveva. Inoltre i bambini erano raggruppati in diverse fasce che si organizzavano per anni. Io rientravo nel gruppo delle “figlie della lupa” mentre le altre due mie sorelle erano in altri gruppi. Le donne del partito PNF, il sabato mattina, controllavano nelle scuole se tutti gli studenti indossavano correttamente le proprie divise e se ne trovavano dei difetti convocavano i genitori e facevano ricucire le uniformi a mano. Un altro fatto che mi piacerebbe raccontarti riguarda i momenti dei bombardamenti su Roma: erano state avvisate tutte le famiglie che al sentire il suono delle sirene dovevano rifugiarsi sulle scale dei propri palazzi.

Ricordo che mia madre teneva con sé sempre una valigetta, dove portava biscotti, caramelle e i pochi gioielli di famiglia perché spesso i bombardamenti duravano diverse ore e io e le mie sorelle, in quanto bambine, dopo un po’ che eravamo ferme ci lamentavamo ed avevamo fame. Ricordo inoltre che mio padre non era mai con noi durante quei momenti perché era stato nominato “capo palazzo” e doveva girare intorno all’edificio per controllare la situazione.”

5) C’è qualche episodio in particolare che vorrebbe raccontare?

“Tra i tanti episodi successi in quei miei dodici anni passati nel pieno del regime fascista, vi è uno che non scorderò mai. Mio padre aveva un amico ebreo a cui voleva molto bene e a cui salvò la vita. La moglie però, cristiana cattolica, di nascosto dal marito, aveva battezzato i suoi due figli. In seguito alle leggi razziali del 1938 Manlio, l’amico mio padre, era molto preoccupato per la sopravvivenza sua ma soprattutto dei suoi due figli. Solo a quel punto la moglie lo avvertì del battesimo e lui si tranquillizzò. Mio padre allarmato per il pericoli che correva il suo amico si organizzò per trovargli un nascondiglio e grazie all’aiuto di un suo cugino sacerdote, Manlio riuscì a mettersi al sicuro in un istituto religioso ad Albano, sotto la veste di un giardiniere. Una volta finita la Seconda Guerra Mondiale riuscì a tornare dalla sua famiglia e a riprendere il suo lavoro come rappresentante di commercio.”

6) Come era la vita a quei tempi (costo della vita, salari, tenore di vita), prima della Guerra e durante?

“Prima della Guerra non eravamo certo ricchi, ma mio padre riusciva a mantenere con il suo unico stipendio la sua famiglia senza problemi. Sicuramente non avevamo soldi abbastanza per comprarci un vestito ogni settimana, infatti a me, che ero la terza figlia, capitavano sempre i vestiti delle mie sorelle maggiori, ma l’estate riuscivamo a fare una breve vacanza ad Anzio o ad Ostia. Durante la Guerra però la situazione si complicò molto. Il tenore di vita divenne molto basso e il costo, invece, si alzò sensibilmente. Ad ogni famiglia venivano fornite delle tessere (una per il pane, una per il latte e così via) con dei bollini da staccare al momento del ritiro del cibo, ma purtroppo quest’ultimo era molto scarso e avevamo come massimo una quantità di latte pari ad una tazzina di caffè per tutta la famiglia. Mia sorella ogni giorno andava in fondo alla nostra via a fare la fila, provvista di una damigiana, per riempire quest’ultima di acqua che usciva da una fontanella. Ricordo che i miei genitori rinunciavano ogni sera al proprio pasto per sfamare noi bambine e ci dicevano di non avere fame. A causa del poco cibo mio padre andava con la bicicletta presso le campagne romane per comprare più alimenti. Qui però avvenivano le cosiddette “borse nere” (“nere” perché illegali) che consistevano nella vendita delle merci, da parte dei contadini, ad un prezzo molto più alto del dovuto. Dato che molte famiglie non avevano denaro abbastanza per comprare il cibo, si accettavano anche baratti e mi ricordo che, per portare a casa qualcosa da mangiare, mia madre perse quasi tutto il corredo. Inoltre in casa mancava la luce e l’acqua e molte famiglie, tra le quali anche la mia, furono infette da malattie dovute alla poca igiene come la scabbia.”

7) Come ha vissuto gli anni della Guerra?

“Nonostante tutto vedevo la Guerra con gli occhi di una bambina e, anche se a volte ero un po’ preoccupata e spaventata, la maggior parte della mia infanzia l’ho vissuta allegra e tranquilla grazie anche ai miei genitori che cercavano di non farci preoccupare e di nasconderci le brutture della Guerra. Ricordo che, quando c’erano i bombardamenti, mi divertivo, insieme alle mie sorelle, ad affacciarmi alla finestra e a contare gli aerei che passavano in cielo. Mi piaceva inoltre quando gli “sfollati”, cioè le famiglie le cui case erano state bombardate, venivano a vivere, per un breve tempo, nel nostro appartamento. Io, in quanto ragazzina, vedevo solo le cose positive di questi brevi periodi, cioè che potevo fare amicizia con i bambini che ospitavamo, però naturalmente c’erano molti disagi perché l’appartamento era piccolo per contenere dieci persone e perché mancava luce, acqua e cibo a sufficienza per tutti. C’erano molti lati inquietanti per una bambina come ero io: per esempio sui muri di tutti i palazzi i fascisti avevano scritto con la vernice “Taci, ché il nemico ti ascolta”. Inoltre la sera se accendevamo le luci ad acetilene dopo il coprifuoco dovevamo serrare le finestre in modo tale che gli aerei americani non vedessero le luci delle città e quindi non le bombardassero. Un’altra cosa che non capivo era il divieto degli assembramenti per le strade.”

8) Ha dei ricordi legati all’arrivo degli alleati a Roma o in Italia?

“I ricordi che ho in seguito allo sbarco degli americani sono pochi e confusi. Mi piaceva molto quando vedevo le jeep con i marines che passavano per le vie lanciando caramelle, gomme da masticare, e sigarette. Inoltre rimasi stupita perché lanciavano anche il pane bianco e io ero stata abituata a mangiare il pane nero in quanto con le tessere per la spesa era incluso solo quel tipo. Ho in mente anche delle scene molto allegre dove gli americani ballavano il rock and roll fuori dai bar.” 9) Che cosa si sapeva dai giornali o dalle radio riguardo la questione ebraica, soprattutto dopo le leggi razziali del 1938?

“Delle notizie sulla questione ebraica ricordo ben poco, sia perché ero una bambina e sia perché alla radio veniva ordinato di comunicare agli italiani solo ciò che il regime voleva far sapere. C’erano però alcune radio italiane o straniere come “Radio Londra” che, di nascosto, trasmettevano informazioni vere e precise sulla situazione dell’Italia e sulla Guerra. Queste notizie però venivano date in codice per non farlo capire ai fascisti.”

10) Se dovesse dare un giudizio complessivo del ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale, a partire dalla sua esperienza personale, da lasciare alle nuove generazioni che cosa direbbe?

“Di fronte ad alcuni lati positivi, come per esempio la sicurezza per le strade, sicuramente ve ne sono troppi negativi da non ripetersi assolutamente nel futuro come la guerra e il razzismo. Ricordatevi sempre la pazzia dell’uomo a cosa ha portato!” Flaminia Mendolicchio, intervistata mia nonna paterna.

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